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FAVA, UNA PR(O)EMESSA SICILIANA PER LA SINISTRA UNITA?

[Ausia Eccelso presenta la genesi e profondità prospettica della candidatura di Claudio Fava. GN]

Le elezioni regionali sono alle porte ed iniziano a definirsi le varie coalizioni e protagonisti.

Se da un lato netto è da tempo lo schieramento che vede il M5S candidare il leader di sempre in Sicilia ovvero Giancarlo Cancelleri e la destra (compattasi in verità negli ultimi 10 giorni) stringersi attorno al nome di Nello Musumeci, così non è per il centrosinistra e dintorni, o almeno non lo era fino ad oggi giorno in cui è stata ufficializzata la candidatura di Claudio Fava per la “sinistra unita”.

E se fino a qualche tempo fa questa notizia avrebbe fatto sorridere, sia considerata storicamente la (poca) forza della sinistra in Sicilia, sia il fatto che al governo c’è da anni il PD, ecco che, in vista delle elezioni nazionali e degli sforzi intrapresi negli ultimi tempi per compattare nuovamente ed a livello nazionale una forza competitiva di Sinistra (non centrosinistra) il dato assume un diverso rilievo. A livello regionale ma ancor di più, come detto, a livello nazionale.

Si è sempre detto che la Sicilia è il laboratorio politico per eccellenza, ed a ragione. Ciò che infatti si “sperimenta” qui verrà “esportato” sicuramente a Roma (e certe volte non solo).

Da ormai un anno, sulla scia degli eventi planetari che vanno in tal senso (si veda Sanders, o Corbyn o Melenchon), la sinistra italiana fa “prove di riunificazione”.

Complice, e aiuto inaspettato potremmo dire, il referendum costituzionale ha portato le “sinistre d’Italia” (sono circa 25 le sigle!) a dialogare, a lavorare insieme e a ricordarsi vicendevolmente che forse si è più simili rispetto a tutte le diversità che ognuno vede “nell’occhio dell’altro”.

Il referendum ha infatti dato modo, per una questione di metodo (e perchè troppo importante era la battaglia) di far fare un passo indietro a tutti i vari leaders lasciando finalmente da parte il solito protagonismo radical chic, che troppo spesso è il fautore dell’ennesima spaccatura (ormai siamo alla scissione del quark), e parlare di cose concrete. E il risultato del referendum, fermo restando che non si può sicuramente accreditare tutto ad un popolo di sinistra, dimostra comunque e senza dubbio come esista una parte di elettori che, quando motivati sui giusti valori, tornano a votare per quei valori.

E allora ecco che, a livello nazionale abbiamo avuto l’incontro al Teatro Brancaccio promosso da Anna Falcone e Tomaso Montanari, leader la prima del Coordinamento per la Democrazia Costituzionale ed il secondo presidente di Libertà e Giustizia, ambedue in prima linea nella campagna referendaria, e poi anche l’incontro in Piazza Santi Apostoli (ove per la verità non poche sono le riserve di riuscita visto il comportamento continuamente “da marea” del leader calato dall’alto Pisapia). Ed in Sicilia? Beh, in Sicilia in realtà, e sempre da buon laboratorio, il processo di riunificazione era nato già a marzo con delle sigle che hanno iniziato a condividere un progetto ed a riunirsi attorno alla figura di Ottavio Navarra ex deputato pidiessino, editore conosciuto soprattutto nella parte orientale dell’isola, il quale ha saputo compattare quelle forze e “presentarle” ad oggi per un connubio con SI e Art1-MDP che, dal canto loro, hanno proposto Claudio Fava e con le quali si è trovata la sintesi per un ticket (ormai di moda) dove Fava, obiettivamente più conosciuto ma più distante dal territorio è un personaggio noto al pubblico.

Figlio di Giuseppe Fava, il giornalista antimafia ucciso da Cosa Nostra, Claudio Fava, anch’egli giornalista, è attualmente un deputato di Art 1–MDP e vicepresidente della commissione nazionale antimafia; la sua figura ha quindi una forte valenza antimafiosa che, se negli ultimi anni ahimè e grazie al disonorevole comportamento di “certa” antimafia sarebbe potuta sembrare “scontata ed inflazionata” oggi, e dopo i numerosi messaggi che Cosa Nostra ha dato ed ha ricevuto (si vedano i sempre più numerosi danneggiamenti a statue di Falcone e/o Borsellino o a istituti che hanno il loro nome, o alla lapide di Livatino oppure, d’altro canto, “i messaggi” inviati con la sentenza su Contrada o sulla ventilata scarcerazione di Riina), appare quanto mai attuale e necessaria. D’altro canto la presenza comunque di Navarra lega più il progetto al territorio, legame che, di certo, Fava non può assicurare essendo visto più come “l’Onorevole che sta a Roma”. E anzi i maggiori detrattori continuano a ricordare di come 5 anni fa dovesse essere sempre lui il candidato della sinistra ma all’ultimo momento “scoprendo” di dover avere la residenza in Sicilia, sparì lasciando la coalizione a dover fare una brusca inversione sulla Marano che poi ottenne un bel triste risultato.

Ma tolto il “neo”, sicuramente Fava rappresenta una figura ben conosciuta nonché un ottimo oratore e comunicatore che, in tandem con una figura come Ottavio Navarra, può veramente rappresentare un eccellente punto di partenza per le prove generali di una sinistra unita anche a livello nazionale.

Le sciagurate scelte del PD infatti, stanno facilitando questo percorso. Se infatti lo stesso non si fosse alleato con Alfano, Art 1- MDP e SI, nonché Possibile immaginiamo, avrebbero verosimilmente intessuto rapporti diversi. Cosicché e per “volere del destino” non solo la sinistra si è dovuta compattare (non tollerando una unione con Alfano e i vari Cardinale proprio nella loro terra) ma il PD si è rivelato per ciò che ha in programma anche a livello nazionale (ovvero, complice la legge elettorale proporzionale, un’alleanza con AP) e Capo Progressista di Pisapia conferma questo suo altalenare. Ancora ad oggi infatti non è dato sapere come quella seppur infinitesimale presenza in regione con chi si schiererà. Se con “gli amici” di Piazza Santi Apostoli o se con “il nemico” Alfano.

Dando uno sguardo ai sondaggi che girano, Fava veniva dato, già prima della comunicazione della sintesi di tutta la sinistra, a  9,5% mentre Micari viene dato attorno al 21-22%.

Ma non bisogna dimenticare che questi numeri non considerano gli elementi psicologici quali, da un lato, gli alfaniani che non vogliono votare per Micari presidente (da sempre insistono su La Via) per cui la maggior parte sicuramente voterà Musumeci e dall’altro i piddinni stanchi delle assurde scelte dall’alto (e di un leader che in questi giorni continua a sottolineare come se ne lavi le mani) che potrebbero preferire votare Fava che sicuramente vedono più simile a loro rispetto ad un Micari che, fino a che non è stata ufficializzata la sua candidatura andava alle manifestazioni indifferentemente del Pd e di Musumeci.

Infine se si considera che lo stesso Musumeci, ottima persona, preparata e competente, si ritrova però da presidente regionale della Commissione antimafia a dover fare campagna elettorale con Cuffaro condannato a 7 anni per favoreggiamento aggravato alla mafia e ai figliocci di Dell’Utri condannato per concorso esterno in associazione mafiosa ecco che la campagna elettorale con dall’altro lato il vicepresidente della commissione nazionale antimafia assume tutt’altra valenza (e sicuramente toni).

Quindi Fava, se la campagna dovesse esser ben fatta (iniziando subito con la raccolta firme per la presentazione della lista), avrebbe solo da migliorare quel già promettente (viste le forze in campo e che per una sinistra, in Sicilia, non è poco) 9,5% per un risultato che potrebbe nuocere non poco al PD poi a livello nazionale. Ma avrebbe per questo una responsabilità ancor più grande, riuscire a far dialogare tutta la sinistra, da sempre litigiosa, e riuscire a dimostrare che il “laboratorio” funziona così da avviare a livello nazionale un dialogo anche con il popolo del Brancaccio (inspiegabilmente messo da parte da Art1-MDP e SI) rispetto a Pisapia che, con figure come Anna Falcone e Tomaso Montanari potrebbero veramente rappresentare quei volti nuovi, freschi e riassuntivi di una sinistra da troppo tempo frammentata e di cui questo paese non può più fare a meno.

Ausilia Eccelso

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Giovanni Nocera

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